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L’ultimo cavaliere / vol. 1 La torre nera di Stephen King

Tutti conosciamo Stephen King come Il re del brivido, ma quanti sanno che King si è spesso dilettato con il fantasty? Da Il talismano scritto con Peter Straub a Gli occhi del Drago, arrivando alla Saga de La Torre Nera di cui L’ultimo cavaliere è il primo volume.

Ispirato al poema Child Roland alla torre nera giunse di Robert Browning, racconta il viaggio di Roland di Gilead, ultimo cavaliere della dinestia di Eld, alla ricerca della Torre Nera.

King iniziò a scrivere questo primo volume quando era molto giovane, ancora fresco dei corsi di scrittura creativa e convinto di doversi dilettare con un linguaggio più ricercato. Ne ha però terminato la scrittura dopo tantissimi anni, ed infatti durante la lettura è evidente il cambio di passo.

Le vicende di Roland sono ambientate in un mondo molto simile a quello dei vecchi western ( non dimentichiamo che quando King iniziò a scrivere questa saga era l’epoca d’oro dei film western e dei pistoleri di Sergio Leone ), un mondo che “è andato avanti”. Si tratta di una realtà distopica, e durante la narrazione si evince che c’è stata una qualche catastrofe nucleare.

L’incipit del romanzo è tra i migliori mai scritti :

L’uomo in nero fuggì nel deserto e il pistolero lo seguì.

L’ultimo cavaliere è tutto qui, racchiuso in questa frase.

Roland segue l’uomo in nero attraverso il deserto, alla ricerca di risposte e della torre nera. In una stazione di posta abbandonata incontra Jake, un bambino di nove anni che non rammenta nulla, o quasi, del suo passato. I due proseguono insieme il viaggio sulle tracce dell’uomo in nero, vivendo insieme dei momenti molto toccanti. Durante l’inseguimento a Roland verrà richiesto un sacrificio, ed è in quell’esatto momento che ci rendiamo conto di quanto per lui sia importante raggiungere la torre.

Raggiunto l’uomo in nero i due avranno finalmente un colloquio, da cui Roland uscirà con una predizione sul suo futuro e 10 anni di più sulle spalle.

Se non avessi letto già tutta la saga dubito che il mio parere sarebbe stato favorevole, questo perché si tratta di un romanzo in cui si fa fatica a riconoscere lo Stephen King che tutti conosciamo ( anche se in alcuni passaggi il suo stile, seppure acerbo, risulta inconfondibile).
La scrittura è volutamente ricercata, lontana dallo stile pop di King, ed i continui flashback rendono difficoltosa la lettura. Ma, credetemi, ne vale comunque la pena.

E’ proprio ne L’ultimo cavaliere infatti che vengono gettati i semi di quella che per me è una delle saghe più belle di sempre. Il personaggio di Roland è già ben delineato : un pistolero freddo e determinato che non ha dimenticato il volto di suo padre.

Il mio consiglio è di non farsi spaventare da questo primo volume e di continuare insieme a Roland il viaggio verso la torre nera

Classificazione: 3 su 5.

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