Diary Life

Vado bene anche così.

In passato per scrivere i propri pensieri c’era il diario segreto, ora c’è l’internet. E benché l’argomento sia abbastanza personale mi affido a questa sorta di diario online, perché magari quello che mi frulla in modo incasinato per la testa può rivelarsi di una qualche utilità anche per altri.

Ho trascorso una vita intera a sentirmi sbagliata. Negli anni della scuola ero sempre quella “diversa”. Lo so, sento i vostri pensieri fino a qui : “Ma diversa in che senso?”

Alle elementari ero quella arrivata a metà anno dal paese di campagna, con i capelli tagliati alla maschietta e gli occhiali stile Harry Potter ( che però non andava ancora di moda ), abbastanza povera da indossare abiti di seconda mano e relegata col club degli sfigati. Da chi era composto? Io – ovviamente – poi Babooshka, che viveva in una roulotte e girava la città insieme alla sua famiglia circense, Alberico che già ad otto anni cucinava meglio di quanto faccia io ora – e che è diventato un cuoco di talento – e Gianluca, una mente brillante nascosta dietro capelli nerissimi ed orecchie a sventola.

Oggi parleremmo di bodyshaming, all’epoca era la normalità. Beh, per quanto mi riguarda non poteva capitarmi un gruppo di amici migliore di questo. Con la nostra unicità ed i diversi talenti ci siamo arricchiti gli uni con gli altri, anche di esperienze. Quanti di voi hanno assaporato la magia del circo da dietro le quinte a 6 anni? Noi lo abbiamo fatto. E non una volta sola. Eravamo un gruppo eterogeneo ed affiatato. Ci siamo supportati, difesi ma soprattutto divertiti.

Alle superiori è stata tutta un’altra storia. Una scuola tutta al femminile, nella fase dell’adolescenza, è una situazione che non auguro nemmeno al mio peggior nemico. Voglio dire… noi donne siamo già competitive e complicate di nostro, ma nella fase della pubertà – quando ci sono anche gli ormoni di mezzo – diventa veramente difficile sopravvivere. Soprattutto se quelle intorno a te si trasformano in graziosi cigni e tu rimani quella che che gira con outfit improponibili e mille insicurezze. Stavolta a salvarmi dalla catastrofe è arrivata Marta, mia compagna di banco per cinque anni e migliore amica, disposta a sentire le mie pippe esistenziali anche nel doposcuola, in telefonate interminabili e senza senso. Pina, non leggerai mai queste righe, ma nel caso sappi che mi dispiace per le bollette salate che arrivavano per colpa mia. Di quegli anni ho ricordi vaghi, ma in un mondo di jeans attillati e magliettine griffate io ero quella che girava per la scuola con una gonna verde bosco ed un maglione giallo a collo alto.

Non mi sono mai sentita parte del gruppo. Percepivo la mia diversità ma non sapevo spiegarmela. Le mie compagne guardavano Beautiful, Amici ed il Grande Fratello, indossavano abiti di marca e passavano la ricreazione nei bagni a fumare e parlare di ragazzi. Io leggevo Le Fleurs du Mal di Baudelaire, passavo i pomeriggi nella mia camera a leggere o dipingere, ed odiavo stare in mezzo alla gente ( cosa che accade ancora oggi ) .

Durante l’adolescenza ho lottato con qualche chilo di troppo – Amanda, grazie! Il tuo “nella 44 ci entri solo col borotalco” mi ha fatto compagnia per anni.
Nulla di catastrofico, intendiamoci. Ero una ragazza paffutella – mia mamma ha sempre cucinato molto bene – ed oscillavo tra una 44 ed una 46, ma il fatto che non brillassi per simpatia non deponeva certo a mio favore.

A 19 anni per la prima volta mi sono innamorata, perdutamente. Lui era un ragazzo bellissimo ( e lo è ancora oggi anche se sostiene il contrario), sensibile e pieno di attenzioni; io ero una giovane donna in lotta con se stessa e con il mondo. Dopo diversi mesi di alti ( meravigliosi ) e bassi ( sfiancanti ) acuiti anche dalla lontananza e dalla mancanza di whatsapp ( ve li ricordate i cari vecchi sms?) sono stata lasciata ed ho sofferto, enormemente.

Mi sono sentita non abbastanza.

Ho smesso di mangiare, arrivando a pesare 48 kg , sperando di sparire e con me far sparire anche la sofferenza che mi portavo dentro.

Del periodo tra i 20 ed i 22 anni ho un ricordo vago. Poche foto ed in nessuna di quelle mi piaccio. Un mucchio di ossa, capelli e occhi enormi, spauriti e tristi. Ricordo che svenivo spesso. Che mia mamma cucinava tutte le cose che mi piacevano di più pur di farmi mangiare, ma questa cosa non sortiva effetto. Che una volta mentre tornavo a casa dal lavoro avevo sentito il profumo dei calamari fritti e glielo avevo riferito mentre eravamo al telefono. Tornando a casa li trovai pronti. Bellissimi. Croccanti. Ne mangiai solo uno.

Ho cambiato lavoro, posti ed amicizie. Piano piano sono tornata alla vita, e poi anche a mangiare.

Ho ripreso i chili che avevo perso e anche quelli che non avevo mai avuto, passando dai 48 agli 80 chili, in un’altalena soprattutto emotiva che mi ha messo in crisi più di una volta.

Oggi sono arrivata alla soglia dei 40 anni ed ho capito una cosa importantissima : vado bene anche così.

Certo, ci sono giorni in cui entrare nei negozi e trovare qualcosa di bello da indossare e disponibile anche nella mia taglia diventa quasi un’esperienza mistica, ma poi mi dico : chissenefrega. Non sono io ad essere sbagliata, sono i modelli che mi propongono. Oggi indosso una taglia 46/48 e non mi interessa. Vivo serenamente con le curve che ho ( apprezzatissime anche dal mio compagno devo dire!) e quando voglio fare shopping acquisto da Carolina Emme, che oltre a fare moda etica la fa anche inclusiva, perchè veste le longlilinee ma anche le curvy.

Non starò qui a fare il pippone della vita su quanto sia bello amarsi, piacersi e bla bla bla, perchè io per arrivare a questo stato di grazia di auto accettazione ci ho messo 40 anni e due di psicoterapia. Ma posso dirvi che essere meno severi con noi stessi è il primo passo per iniziare.

Oggi lo dico : vado bene anche così. E voi?

(2) Comments

  1. Un post bellissimo. È difficile uscire dalla situazione in cui ti sei trovata tu e arrivare ad accettarsi. Nonostante la tua fragilità, sei forte, la tua esperienza lo dimostra. E questo tuo post potrebbe essere di ispirazione per tante persone che adesso sono ancora nell’abisso.

    1. SoFashion says:

      Marica sei sempre un dolcino <3 grazie per esserci sempre!

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